Dark ‘n’ Goth Night - Amici Del Vinile
Amici, Vinile, Musica, CD
22636
post-template-default,single,single-post,postid-22636,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,select-theme-ver-3.5.2,menu-animation-underline,side_area_uncovered,wpb-js-composer js-comp-ver-5.5.2,vc_responsive
 

Dark ‘n’ Goth Night

Dark ‘n’ Goth Night

La prima serata della stagione 2017-2018 si è aperta con una rivisitazione sulla “cosidetta” musica Dark degli anni ’80. “Cosidetta” perché in realtà il termine Dark è usato prevalentemente in Italia, mentre nel resto d’Europa il fenomeno è noto sotto il nome di Goth.

Ma procediamo con ordine. Siamo a metà degli anni ’70 e la grande illusione della rivoluzione del ’68 e dei figli dei fiori è finita e quasi del tutto fallita. Ora sono molti fra gli stessi ex hippie (che adesso siedono dietro le scrivanie) a prendere le decisioni. Il potere è passato di mano, ma non c’è stato quel cambiamento tanto atteso e desiderato. Per questo chi ha vent’anni nella seconda metà degli anni ’70 si sente tradito.

A partire dal ’76 – ’77 arriva il punk. Il punk è pura rabbia istintiva, selvaggia e senza controllo, odio contro tutto e contro tutti. Cambia lo scenario sociale e cambia anche quello musicale, soprattutto per quanto riguarda l’approccio alla musica da parte delle nuove e giovanissime generazioni, annoiate dalla deriva ormai troppo autocentrata del progressive, imperante fino ad allora.

 

Dall’ottimismo della fine degli anni ’60, in cui lo slogan era peace and love and happiness, a partire dal 1976 si sta passando ad un pessimismo nichilista e distruttivo; lo slogan diventerà no future: nessun futuro. Sta per arrivare una nuova ondata che spazzerà via molto di ciò che era stata la musica fino ad allora. A fianco del punk prende vita la new wave.

E non si tratta solo di una nuova ondata – new wave appunto – ma di una nuova sensibilità. Ciò che è rabbia nel punk, allora si trasforma in delusione nella new wave. Sfiducia, solitudine e ritiro da una parte, ma anche consapevolezza di sentirsi unici, differenti, irripetibili.

La stagione del punk duro e puro è molto breve e si esaurisce nel giro di un paio d’anni. Per questo ciò che segue immediatamente dopo, pur non avendo più la carica del punk, conserva comunque intatti molti elementi di rottura e viene così definito post punk.

Tra questi elementi, ce ne sono alcuni che addirittura esasperano la tendenza all’oscurità e ne cavalcano l’onda emotiva: dal punto di vista musicale prevalgono i suoni cupi, ossessivi, capaci di “disegnare” immaginari luoghi deserti che simboleggiano la solitudine di questi giovani uomini e donne. Anche i testi ne riflettono la tensione emotiva e accompagnano il senso di spleen descrivendo vissuti di malinconia, tristezza, innocenza perduta, dannazione senza colpa e senza possibilità di salvezza.

E poi c’è tutto il fenomeno di costume. Il colore nero è un colore di negazione, è il segno di non volersi conformare, è un segno di ribellione e di tormento, della personificazione delle proprie paure e dei propri fantasmi interiori, è il simbolo della notte e del caos, e di chi sta cercando disperatamente una via di fuga… è il non colore per eccellenza eppure la somma di tutti i colori… Gli abiti diventano un segno di riconoscimento capace di respingere e attirare. Respingere chi non è interessato, chi vede nei Dark e nei Goth solo dei dandy fuori tempo; e al tempo stesso attirare, attirare sensibilità simili, a cui basta uno sguardo per condividere una filosofia di vita…

 

Tante sono le diverse anime del Dark e del Goth, per questo si è voluto cercare di fare una sintesi sfiorando le varie incarnazioni.

In prima battuta abbiamo ascoltato i cosidetti quattro Godfathers del goth, i padri fondatori insomma, quelli con l’anima più decisamente rock: Bauhaus, Cure, Joy Division e Sisters of Mercy.

  

Un aspetto importante del movimento è stata la ricca presenza femminile: a partire da Siouxsie (e dalle sue “streghe” Banshees), ancora in un contesto rock, siamo passati poi al goth atmosferico, quello con un orizzonte più orientato verso la tradizione celtica, medioevale e folk, con le splendide voci di Elizabeth Frazer dei Cocteau Twins e Lisa Gerrard dei Dead Can Dance.

 

Ma non si può parlare di new wave e post punk senza citare un personaggio così carismatico e autorevole come Nick Cave, autore, cantante e anche scrittore che come pochi riesce a parlare di dannazione e redenzione con parole e musiche di straordinaria forza ed efficacia, prima con il suo gruppo iniziale, i Birthday Party, e poi con i Bad Seeds.

Parallelo a Nick Cave, suo amico e per lungo tempo anche chitarrista dei Bad Seeds, abbiamo incontrato Blixa Bargeld. Berlinese di nascita, è stato un personaggio chiave nel dare un’ulteriore svolta al post punk, e precisamente quella verso l’industrial. Con il suo gruppo, gli inquietanti Einstürzende Neubauten (che significa nuovi edifici che crollano), Blixa ha portato a termine quell’operazione di nichilismo distruttivo nei confronti della musica iniziata con il punk: il terrorismo sonoro di questo gruppo non ha eguali nella storia del rock.

 

Citazione d’obbligo per i Jesus and Mary Chain, con i loro chiaroscuri e l’inizio della stagione dello shoegaze: candidi ritornelli vocali imbevuti di squarci e sferragliamenti chitarristici dei due fratelli Reid.

Abbiamo infine terminato con una doverosa citazione dell’aspetto più neo-romantico della new wave con i raffinati Japan di David Sylvian: bianco, etereo, angelico e androgino (l’esatto opposto di Nick Cave se vogliamo) e dotato di una vocalità fredda ma emozionante. Con Sylvian abbiamo chiuso il cerchio evocando “Ghosts”, fantasmi interiori che “continuano a soffiare più selvaggi del vento”… che chissà per quanto ancora continueranno a soffiare…

Un sentito ringraziamento a Thomas e alle sue signore, al Presidente Nicola, agli splendidi tecnici Maurizio e Andrea ma soprattutto a tutto il pubblico, attento e competente.

  

 

 

 

 

 

Tags:
2 Comments
  • Giuseppe Ragusa

    novembre 27, 2017 at 4:08 pm Rispondi

    Bravo Max, hai fatto un’ottima sintesi della serata.
    Nonostante alcuni mi abbiano “percepito” stravolto dalla musica di quellasera, non mi è affatto dispiaciuto essere presente. Grazie anche della “dedica” del brano gotico, molto gradita.

    • Massimiliano Guerci

      novembre 28, 2017 at 6:32 pm Rispondi

      Grazie a te per la tua gentilezza!

Post a Comment