R. I. P. Grant Hart - Amici Del Vinile
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R. I. P. Grant Hart

R. I. P. Grant Hart

Che fosse un brutto periodo lo avevamo capito da un pezzo. Ma che questa rapida successione sembri non avere termine è un fatto che continua a generare stupore e angoscia… Oggi la campana suona per Grant Hart (1961), a mio parere uno dei più grandi batteristi rock di tutti i tempi, fondatore di una di quelle rare band, gli Hüsker Dü, che non hanno mai sbagliato un disco. Difficile trovare una band così sottovalutata nella storia del rock: gruppi enormemente più famosi come Sonic Youth, Nirvana, tutto il fenomeno grunge e soprattutto l’hard-core non avrebbero ragion d’essere senza la loro influenza.

Probabilmente il power trio più compatto di tutti i tempi, gli Hüsker Dü della fredda Minneapolis (per una strana coincidenza concittadini e amici di Prince) erano formati dal baffuto bassista Greg Norton, da Grant alla batteria e da Bob Mould alla chitarra. Metà delle canzoni veniva scritta da Mould, più riflessive e quasi filosofiche nei testi ma aggressive musicalmente, mentre l’altra metà da Hart, più estroverse, melodiche e psichedeliche. Ciascuno dei due poi cantava i propri pezzi, con tutta la bravura di Hart nel riproporli live mentre pestava sulle pelli. Hart non era un batterista che faceva della tecnica il suo punto di forza, ma era l’approccio allo strumento che lo rendeva unico: veloce, sì; preciso, anche, ma soprattutto istintivo, viscerale: paradossalmente il più duro batterista jazz della storia del rock… Una bella definizione dell’alchimia del gruppo è stata data dal critico Simon Reynolds: “una cappa di schiuma che si fondeva con le raffiche di neve della chitarra ad accordatura aperta di Mould”.

Il sodalizio Mould/Hart ha avuto l’indiscusso merito di aver spostato l’asse del punk da una prospettiva nichilista e distruttiva, ad un’attenzione alla riflessività, all’adolescenza come momento cruciale delle scelte definitive per la vita, a una ricerca sonora che partiva dal cuore ma arrivava anche al cervello… Il gruppo si è sciolto nel 1987, grandiosamente con un ultimo album definitivo come Warehouse: Songs and Stories, ma anche miseramente per la dipendenza da eroina dello stesso Hart. Grant si era comunque ripreso e aveva continuato una dignitosa carriera solista (mollando il suo faticoso drumming e passando alla chitarra) fino a poco tempo fa.

Buon viaggio, Grant.

 

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