Roger Waters - Is This The Life We Really Want? - Amici Del Vinile
Amici, Vinile, Musica, CD
22327
post-template-default,single,single-post,postid-22327,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,select-theme-ver-3.5.2,menu-animation-underline,side_area_uncovered,wpb-js-composer js-comp-ver-5.5.2,vc_responsive
 

Roger Waters – Is This The Life We Really Want?

Roger Waters – Is This The Life We Really Want?

Brevi e veloci impressioni dopo un primo ascolto del nuovo disco, a distanza di 25 anni dal precedente, dell’ex bassista dei Pink Floyd.

Ok, c’è tutto, i gabbiani di The Final Cut, i televisori di The Wall, anche gli scatarri di Wish You Were Here.
Manca forse la chitarra di Gilmour e non è necessariamente un male, ma questi brani, figli illegittimi tanto dei Floyd, che di Five Years di Bowie e di Berlin di Lou Reed, basati più sul pianoforte che sulle sei corde, di questa nuova fatica di Roger Waters, dimostrano che non è mai troppo tardi per incidere un gran disco.
Pur schiacciato, come al solito, da tutte le sue paranoie, Waters centra l’obbiettivo con questo Is This The Life We Really Want?, molto più che in tutti gli altri suoi dischi solisti e forse anche di quelli dei suoi ex compari.
Consigliato a chi scende la lacrimuccia ogni volta che sente l’inizio di Mother e si eccita con i belati di Sheep.


5 Comments
  • Luca Breda

    giugno 6, 2017 at 4:57 pm Rispondi

    DEJA VU …E DEJA SENTI’!
    Ho ascoltato il pezzo linkato e devo dire….nothing new! E’ assolutamente un disco per nostalgici, tutte le sonorità stile Final Cut (che francamente non ho mai trovato essere un gran lavoro)…ma senza la magia della chitarra di David. Comunque vedrò di ascoltare il resto, magari ricredermi. Non sempre la prima impressione è quella giusta

    • Nicola Michieletto

      giugno 10, 2017 at 2:27 pm Rispondi

      …..qualcuno ha scritto…
      ” lascio la nostalgia a chi può permettersi di provarla”

  • Nicola Bonaventura

    giugno 12, 2017 at 8:05 am Rispondi

    Non l’ho ancora ascoltato come vorrei,ma qui si sta parlando di prime impressioni e prime impressioni siano….non sono entusiasta! Siamo lontani dal capolavoro che sarebbe stato lecito aspettarsi dopo 24 anni ( ma credo di non sbagliarmi dicendo che non lo ci ha messo 24 anni per scriverlo ma per iniziare a scriverlo….),avevo premesse buone :produzione di Nigel Goldrich,il sesto Radiohead e premesse non buone ( l’assenza di un vero chitarrista) ,partendo da questa premessa non buona ,l’assenza di una chitarra importante per me si sente eccome,Gilmour non è indispensabile ma i suoi lavori migliori li ha fatti sempre a fianco di grandi chitarristi( Clapton e Jeff Beck),questo disco con una chitarra importante anche non invadente avrebbe forse spiccato il volo…invece non decolla mai…la produzione poi è dichiaratamente la responsabile dei continui ( troppi) richiami al passato Pinkfloydiano,wish you were here,animals e the final cut sono citati senza pudore….non ne avvertivo il bisogno ….Amused to death rimane un capolavoro neanche lontanamente sfiorato da questo ( anche il watersiano Andrea Scanzi lo sostiene pur definendolo bellissimo ),un disco ancora fresco ed attuale ,con un jeff beck in forma divina,sonorità poco pinkfloydiane e melodie e testi sublimi…questo si piazza davanti al solo Radio Kaos ( il suo flop) ,vedremo il tempo se mi farà cambiare idea,non ho ancora letto i testi ma non dubito che siano validi.Non un brutto disco sia chiaro,riparto dalla stupenda ” the last refugee” e vediamo cosa succede….le mie aspettative erano ovviamente altissime e sono responsabili di questa iniziale recensione non entusiastica

  • Nicola Bonaventura

    giugno 17, 2017 at 10:29 am Rispondi

    A proposito dell’ ispirazione per la copertina,é notizia di oggi che é partita un’azione legale forte e che stanno tentando di bloccare la distribuzione del disco per violazione diritti d’autore nei confronti dell’artista italiano Isgrò

Post a Comment