Arctic Monkeys “Tranquility Base Hotel + Casino” - Amici Del Vinile
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Arctic Monkeys “Tranquility Base Hotel + Casino”

Arctic Monkeys “Tranquility Base Hotel + Casino”

In questo maggio metereologicamente bizzarro non c’è sito sito, webzine, rivista, cartacea e non, che si occupi di musica che non abbia detto la sua su questo album. E allora per una volta accodiamoci alla carovana e lasciamo anche noi una traccia in quest’epoca di inerzia forzata. Sarà che non ci sono più i gruppi capofila come una volta (gli ultimi sono stati i Radiohead, e poi?), sarà la crisi, o forse anche che ci stiamo abituando a vivere con un profilo basso le nuove uscite musicali, e non solo, fatto sta che il nuovo degli inglesi Arctic Monkeys da Sheffield sta occupando una scena che appare sempre più grande e desolatamente aperta.

Il loro ultimo lavoro (AM del 2013) era stato un ottimo disco, superbamente prodotto da Josh Homme, che con una spruzzata di stoner li aveva lanciati nel mainstream planetario. Ciò ha indubbiamente spaventato il leader, cantante e autore delle canzoni Alex Turner (nato nel 1986) che, in mancanza di altre personalità, si è ritrovato a ricoprire il ruolo di cantore della sua generazione. Che fare dunque? A parte aspettare cinque anni e farsi crescere barba e capelli ha deciso di cambiare linea compositiva, abbandonare chitarre effettate, gel e giubbotti di pelle e dedicarsi ad una scritttura che inizia dal pianoforte, abbraccia un cantato crooner e accarezza le atmosfere lounge di una tarda serata di metà primavera per quello che appare come un fantascientifico viaggio verso una meta irreale e illusoria: un hotel immaginario situato sulla luna (proprio nel Mar della Tranquillità dove era allunato l’Apollo 11 di Armstrong e Aldrin nel 1969) a cui allude il titolo del disco.

C’è da dire che il disco è davvero ben suonato, cantato e prodotto: certo, con quelle sue linee a un passo dalla dissonanza che hanno bisogno di qualche ascolto prima di essere metabolizzate, e la mancanza di riff travolgenti (che avevano fatto la fortuna di AM) può suscitare qualche increspatura di noia, ma alla fine l’esperienza di ascolto è tutto sommato positiva. Nonostante a volte rischi un po’ troppo l’autocompiacimento, Turner ha saputo sia reinterpretare la vena romantica – da sempre il suo punto forte -, sia incapsulare coraggiosamente una sua idea di questo nostro presente da lasciare ai posteri.

Alla fine nel 2038 berremo forse un aperitivo su una stazione orbitante a gravità forzata, e dalle casse dietro il bar echeggerà questo album, e magari saremo anche un po’ brilli e tutto ci sembrerà così molto meno naturale, ripensando ai vecchi tempi in cui la luna sembrava irrangiungibile.

 

 

 

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