GIUSTO PER INIZIARE - Amici Del Vinile
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GIUSTO PER INIZIARE

GIUSTO PER INIZIARE

Quando a cavallo tra gli anni 60 e 70, la passione per l’hi-fi cominciò a prender piede, nelle neonate riviste del settore si discusse molto su quale fosse l’elemento più importante in un impianto hi-fi.
Molti esperti recensori ritenevano che fossero le casse acustiche l’elemento più importante di tutti, altri privilegiavano le prestazioni dell’amplificatore, qualcun altro era certo che la testina del giradischi fosse ciò che influiva maggiormente.
Col passare degli anni e la maturazione del settore, ci si è però resi conto che tutti erano in errore: l’elemento che condizionava più degli altri le prestazioni dell’impianto stereo, si dimostrò essere il famigerato e tanto temuto “WAF”.
Di che cosa si tratti, gli audiofili di lungo corso lo sanno perfettamente.
Il WAF non necessita di cavi di collegamento, non consuma corrente elettrica, non introduce nella musica alcuna distorsione, però come tutte le cose preziose, costa molto caro.
Ma la cosa più sorprendente di questo elemento fondamentale è che esso non si trovi in vendita in nessun negozio di hi-fi.

Il WAF acronimo inglese di “Wife Acceptance Factor”, che potremmo tradurre in italiano come GAF (Grado di Accettazione Femminile) è l’elemento che più di ogni altro, condiziona la resa del nostro impianto hi-fi.
Ho scritto “Accettazione Femminile”, perché quasi sempre l’illuso che si propone di ascoltare bene la musica nel soggiorno di famiglia, è maschio (capita il contrario in casi oltremodo rari).

Con livelli di WAF molto bassi o prossimi allo zero, siamo messi molto male: dobbiamo prendere atto che la donna di casa vede il nostro “stereo”, come un inutile impiccio che degrada l’estetica e la vivibilità dell’ambiente domestico.
In questi malaugurati casi, per l’appassionato audiofilo la battaglia è già persa in partenza; anche prestigiosi e storici marchi come McIntosh, Audio Research, JBL, ecc. nulla possono: inutile investire tanti soldi nell’impianto stereo; meglio optare per un bel “compatto”, da comprare al Mercatone di zona, tanto il risultato non cambierebbe.

Dopo questo inizio semiserio, ma che fotografa una realtà abbastanza frequente, cerchiamo di identificare il primo e importantissimo elemento che compone il nostro impianto stereo.
Come il famigerato WAF di prima, anche questo componente non si compra nei negozi di hi-fi, quasi nessuno si accorge della sua presenza e pochi gli attribuiscono la giusta importanza: parliamo della stanza d’ascolto.

Dando per accertato che in uno strumento musicale a corde, la cassa armonica è fondamentale per la qualità del suo suono, la stanza dove ascoltiamo è altrettanto importante per la qualità della musica in essa riprodotta, perché è lei, la stanza, la cassa armonica del nostro impianto hi-fi.
Negli strumenti musicali a corde, le dimensioni, il tipo di legno usato, il posizionamento delle corde, dell’anima interna, ecc. seguono regole precise, frutto di molti esperimenti e studi.
Allo stesso modo, le caratteristiche della nostra stanza, il corretto posizionamento delle casse acustiche e l’individuazione del punto d’ascolto ottimale, sono fondamentali per ottenere un buon risultato.
Possiamo assicurarvi che questi elementi, da soli, valgono almeno il 50% della qualità finale possibile, indipendentemente dal valore della nostra catena audio.

Chi non dispone di una stanza dedicata agli ascolti musicali (la maggior parte di noi), per motivi facilmente intuibili, dovrà mediare tra volere e potere, perdendo così il 50% delle potenzialità del proprio impianto hi-fi, ancora prima di accenderlo……

Assodato tristemente questo, cerchiamo di non demoralizzarci troppo; magari il futuro ci riserverà positive novità.
Nel frattempo però, evitiamo di arrenderci subito, di fronte ad inviti ed affermazioni del tipo:

– Bisogna tenere le casse ben attaccate al muro, sennò come faccio
con l’aspirapolvere?

– Non voglio vedere i cavi delle casse in mezzo ai piedi, potrebbero
far inciampare qualcuno!

– L’amplificatore e il lettore CD proprio là sopra, non li sopporto!
Bisogna farli stare dentro al mobile!

– Metterò due piantine di edera ricadente, in cima ad ogni
cassa, per nascondere quelli orribili altoparlanti neri!

– Spolverando il tuo giradischi, ho estirpato lo stilo della testina
“Benz”.

– Ogni volta che hai finito di ascoltare, riporta di nuovo in
garage, quelle tue casse insensatamente grandi!

Dopo queste sparate maschiliste, che faranno arrabbiare qualche nostra amica virtuosa, riprendiamo il discorso sulla stanza di ascolto.

Non parleremo delle misure ideali per la stanza; diamo per scontato che non sia lunga e stretta come un corridoio o altrimenti stravagante, ma che sia un ambiente di dimensioni medie, tipiche dell’edilizia abitativa dei nostri tempi.
Dimensioni a parte, una stanza dove poter ascoltare bene la musica, non dovrebbe essere troppo riflettente e neanche troppo assorbente.

Cerchiamo di immaginare come potrebbe essere una stanza d’ascolto eccessivamente riflettente:
– pavimenti in marmo o ceramica
– assenza di tappeti davanti alle casse acustiche
– scarsità di tende
– pochi mobili in rapporto alla cubatura della stanza

In un ambiente come questo, se battessimo le mani, sentiremmo un’eco rimbalzare sulle pareti, perciò anche la musica riprodotta risulterebbe confusa a causa dell’eccessiva riflettenza delle superfici, mancherebbe di definizione, non ci capirebbe dove siano collocati gli esecutori.
In casi come questo, capita che l’audiofilo spenda soldi, alla ricerca di “casse con meno bassi”, di un “amplificatore più analitico” o di “cavi più asciutti”……

Ora invece, proviamo ad immaginare come potrebbe essere una stanza eccessivamente assorbente:
– Pavimento in moquette o abbondanza di tappeti
– Molti tendaggi
– Divani e poltrone rivestite da tessuto
– Pareti con scaffali pieni di libri
– Troppi mobili in rapporto alla cubatura dell’ambiente

Se battessimo le mani in questa stanza, non solo non udiremmo alcun’eco, ma il rumore si spegnerebbe immediatamente, senza un minimo di riverberazione.
La musica qui riprodotta sarebbe troppo asciutta, priva di corpo e si spegnerebbe subito, mancando di un minimo di ambienza naturale.
In questi casi, l’audiofilo spesso va alla ricerca di “amplificatori valvolari dal suono caldo”, “casse con veri bassi” e “cavi più rotondi”…….

Tra questi due casi estremi crediamo e speriamo siano collocate le stanze d’ascolto dei nostri amici audiofili, sia vinilici che non.
Come al solito “in medio stat virtus”.
In ogni caso, il mix ideale tra assorbenza e riflettenza della nostra stanza, dovrebbe essere il risultato delle nostre scelte e non ottenuto per caso dall’arredatore.

Ora, dando per scontato che la nostra stanza sia acusticamente accettabile, bisognerebbe dare qualche consiglio su come e dove posizionare le casse acustiche.
Tenuto conto conto che in commercio troviamo un’infinità di casse acustiche di diversi tipi, caratteristiche e dimensioni e che ognuna di esse andrebbe a finire in stanze sempre diverse, i consigli buoni per tutte le occasioni non esistono.

Accontentiamoci perciò di ricordare qualche regola elementare, valida il più delle volte:

– Non bisogna posizionare la casse acustiche a ridosso delle
pareti, salvo casi particolari indicati dal costruttore.

– Meglio tenerle lontane almeno un metro dalla parete di fondo e una
cinquantina di centimetri da quelle laterali.

– Aumentando la distanza tra le casse e la parete di fondo, aumenterà
la tridimensionalità, cioè la sensazione di profondità del
palcoscenico sonoro virtuale.

– Le casse tra di loro non dovranno essere troppo vicine, pena la
perdita dell’effetto stereofonico; se all’opposto fossero troppo
distanti, otterremmo uno sgradevole buco, in mezzo al nostro
palcoscenico musicale.

– Esse devono essere equidistanti dal punto di ascolto stabilito

Dopo aver posizionato provvisoriamente le casse, cercheremo di arrivare alla loro collocazione definitiva, per approssimazioni successive.
Ad impianto funzionante cominceremo ad orientar un po’ alla volta le casse, verso l’interno, in direzione dell’ipotetico punto d’ascolto, verificando ad orecchio ogni volta, il cambiamento che si verificherà.
Lo scopo è quello di ottenere un mix equilibrato, tra musica che ci arriva direttamente dalle casse e musica indiretta, riflessa delle pareti della stanza.
La musica riflessa è quella che senza farsi notare, rimbalza sulle pareti dietro alle nostre spalle, ritorna alla parete frontale (come farebbe una palla da biliardo) e si ripresenta poi alle nostre orecchie, con un piccolissimo ritardo.
A questo punto bisogna evidenziare che tra casse acustiche e punto di ascolto, esiste un vincolo di interdipendenza: piccoli spostamenti di uno o delle altre nelle varie direzioni, possono originare importanti differenze.

Stabilire il punto d’ascolto ottimale, è di capitale importanza; di solito esso dovrebbe distare almeno un metro dalla parete dietro di noi, per permettere alle onde acustiche che rimbalzano su di essa, di arricchire il messaggio sonoro complessivo.
Per cercare questo punto magico fondamentale, potremmo sederci su una seggiola e spostarci avanti o indietro poco alla volta, fino a capire con certezza che solo quello è il posto perfetto.
Avremo raggiunto l’obiettivo, quando sentiremo la musica provenire dalla parete in fondo alla stanza, cioè quasi del tutto svincolata dalle casse acustiche vicine a noi.

Volendo e potendo seguire queste semplici regole, dovremmo riuscire ad ascoltare la nostra amata musica, in modo soddisfacente.
Non stanchiamoci quindi di effettuare prove e spostamenti, fino a raggiungere il risultato voluto.
E’ sottinteso che dobbiamo ignorare le occhiate di compassione, che qualcuno di casa potrebbe rivolgerci.

 

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