It was fifty years ago today: Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band - Amici Del Vinile
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It was fifty years ago today: Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band

It was fifty years ago today: Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band

Il 1 giugno 1967 i Beatles pubblicano Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band.
Considerato uno dei dischi più rappresentativi dell’intera storia del rock, costituisce certamente il culmine dell’era psichedelica, e non a caso apre la mitizzata Summer of Love.
Per l’occasione – e immagino per rastrellare qualche soldino – è stata messa in circolazione un’Anniversary Super Deluxe Edition e in questi giorni si può vedere in qualche cinema selezionato un documentario che promette bene, anche se non svelerà probabilmente nulla che un beatlesiano di stretta osservanza non sappia già. Sulla rete ovviamente si trova di tutto e di più. Mi limito a segnalare i due pezzi dei giornalisti di Repubblica Ernesto Assante e Gino Castaldo, che generalmente sanno di cosa parlano.

Fu vera gloria? Difficile contestarlo, anche se sul piano dell’innovazione musicale si concorda sul primato di Revolver, anzi, come illustra in modo convincente un recente saggio di Gianfranco Salvatore, dei primi quattro secondi di Revolver. Poi magari i gusti sono gusti, e se ci si aggiunge un po’ di snobismo si può arrivare a dire (Greil Marcus) che il disco migliore in assoluto dei Beatles sia Rubber Soul.

Ma sul piano storico le testimonianze tendono a sottolineare la centralità del Sergente. Langdon Winner, oggi professore di social studies, allora giornalista di Rolling Stone, non ha dubbi: «Dai tempi del Congresso di Vienna, 1815, la civiltà occidentale non fu mai così vicina all’unità come nella settimana in cui venne pubblicato il Sgt. Pepper. In ogni città europea o americana, giradischi e radio suonavano quelle note (…) e tutti ascoltavano. (…) Per un breve momento, la frammentata coscienza del mondo occidentale si riaggregò, quantomeno nelle teste dei giovani».

Franco Fabbri, già musicista degli Stormy Six, oggi tra i massimi studiosi italiani di popular music, ricostruisce la ricezione di Sgt. Pepper nell’estate italiana del ’67 (A chi piaceva «Lovely Rita»?, in “L’ascolto tabù“, Il Saggiatore 2017) e sottolinea come questo disco costituisca la sintesi di quell’anno spartiacque che è stato il 1967: «il momento del Big Crunch, dell’aggregazione di tutto l’universo in un punto solo, al quale segue il Big Bang, l’esplosione che disperde nuovamente materia ed energia nello spazio. (…) Dopo una fase di sospensione, un istante congelato che dura qualche mese (e qui la metafora astrofisica non vale, perché nel caso concreto si tratterebbe di un istante infinitesimo), riparte bruscamente il processo di espansione: un’esplosione di stili e di temi che si differenziano, che nell’arco di un tempo brevissimo sembrano distanti l’uno dall’altro anni luce, e che dopo essere stati parte di un’unità apparentemente solida risultano in conflitto insanabile. (…) La convergenza del tutto è il vero concept di un concept album che altrimenti ne sarebbe privo.»

Il dibattito è aperto, se volete.

Concludo con l’aneddoto diventato leggenda. Il 4 giugno 1967 la Jimi Hendrix Experience si esibisce per l’ultima volta in Inghilterra prima di rientrare negli USA. Al Saville Theater di Londra, tra il pubblico, ci sono Paul McCartney e George Harrison con Brian Epstein, Eric Clapton, Jack Bruce, Spencer Davis. Jimi apre il suo spettacolo con la sua versione di Sgt. Pepper, orecchiata probabilmente il giorno prima. Bei tempi, eh?
Non so se la versione di questo video sia quella del 4 giugno, ma mi piace pensarlo.

5 Comments
  • Luca Breda

    giugno 1, 2017 at 12:53 pm Rispondi

    Una vera pietra miliare, Anche Zappa ne aveva riconosciuta la grandezza… ricordate la copertina di We’re Only in It for the Money, evidente richiamo a quella dei Beatles

    • Nicola Michieletto

      giugno 1, 2017 at 1:14 pm Rispondi

      Caro Stefano ” E’ di sicuro quella ” !!!!

  • Massimiliano Guerci

    giugno 2, 2017 at 9:59 am Rispondi

    Complimenti per l’articolo! Mi sembra che abbiamo iniziato con il piede giusto…
    (Comunque Zappa alla fine dei ’60 mal sopportava il successo dei Beatles, invidiandone piuttosto gli incassi, da qui il titolo “Ci siamo solo per i soldi”.
    È vero però che Paul McCartney fu favorevolmente impressionato da Freak Out!, il disco d’esordio delle Mothers, da cui Paul avrebbe tratto ispirazione per alcune tecniche di registrazione e composizione. C’erano parecchie idee che giravano all’epoca, concentrate in poche decine di persone, e molto si deve anche ad un personaggio chiave di quegli anni, il geniale produttore Tom Wilson, a cui si deve tra le altre cose, la produzione di Like a Rolling Stone di Bob Dylan, dell’album Bringing it All Back Home e della sua svolta elettrica, del primo di FZ and The Mothers of Invention, del celeberrimo banana dei Velvet Underground, di Sound of Silence di Simon and Garfunkel e altro ancora… anni irripetibili che hanno posto le basi per la formazione di una nuova classe di giovani dei quali NOI siamo i primi figli diretti…)

    • Nicola Michieletto

      giugno 2, 2017 at 10:57 am Rispondi

      ….questa idea di ” qualche genitore d’elite” in più mi gusta!!!!..d’altro canto già il termine…mothers!!!!

  • Luca Breda

    giugno 3, 2017 at 1:21 pm Rispondi

    Ha Ha, sapevo avrei scatenato il Max con la mia dichiarazione (il titolo era ovviamente molto parlante). Però era anche malcelata invidia, lo sanno bene Stones e Beach Boys, che son rimasti spiazzati da questo lacoro.

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